La tradizione consolidata ci ricorda l’insegnante che si muove tra la lavagna e la cattedra, spiega l’argomento del giorno, apre il libro di testo, interroga, assegna i compiti per casa, il tutto a sua discrezione.

     La sua abilità espositiva con l’ausilio della classica lavagna e del libro di testo sono da sempre gli unici strumenti con cui viene trasmesso quello che desidera insegnare.

     E’ altrettanto pacifico e tutti lo abbiamo sperimentato, che alcuni docenti hanno qualità ed esperienza per catturare l’attenzione e l’interesse dei discenti, altri fanno del loro meglio ma riescono meno, altri ancora, soprattutto nei primi anni di lavoro, riescono poco o niente.

     In buona parte del mondo, nell’intento di facilitare il processo di insegnamento-apprendimento ed aiutare un insegnante a svolgere il suo lavoro, si fa uso di sussidi didattici ed audiovisivi di viario genere:  audiocassette, videocassette, cd, lucidi per lavagne luminose, programmi radiotelevisivi, e più di recente, l’utilizzo delle possibilità offerte dalle lavagne interattive multimediali , dagli strumenti informatici e dal web.

     E’ opportuno precisare che non si tratta di sussidi che affrontano problemi culturali e scientifici in generale, di questi nelle scuole ce ne sono a sufficienza, ma essi non aiutano l’insegnante a svolgere il suo programma. Si tratta di sussidi utili a comunicare ed illustrare in modo più efficace ed esauriente argomenti specifici facenti parte dei programmi di insegnamento.

    Il mondo della pedagogia è da sempre concorde nel ritenere che quanto più ampio e diversificato è l’impatto sulle facoltà mentali di una persona (voce, immagini, colori, suoni) maggiori sono le possibilità di apprendimento.

   Ma per quali ragioni nelle nostre scuole medie non viene fatto un sistematico uso di sussidi didattici e audiovisivi intesi come strumenti atti a potenziare la produttività del processo di insegnamento-apprendimento?  Proviamo a darci delle spiegazioni:

-La classe docente ha poca familiarità con gli strumenti didattici e poca conoscenza degli audiovisivi che potrebbero facilitare il loro lavoro e non ne rivendica la disponibilità.

-Manca il tempo e la possibilità di poterli visionare preventivamente e acquisire la padronanza tecnica per utilizzarli.

-La maggior parte delle scuole sono dotate di strumenti didattici, laboratori informatici, lavagne interattive, ma le loro potenzialità non vengono sfruttate per mancanza dei contenuti didattici in linea con gli obbiettivi dei programmi da svolgere.

-Il timore che lezioni prefabbricate e somministrate attraverso strumenti didattici possano ridurre il ruolo centrale dell’insegnante nel processo di insegnamento-apprendimento.

   In molti paesi presso le scuole, per supportare il lavoro dei docenti, sono stati istituiti centri materiali didattici (CMD) con il compito di individuare, su suggerimento degli insegnanti stessi, gli strumenti e sussidi più utili, proporne l’approvvigionamento, curarne la gestione e lo scambio con altre scuole. Essi diventano il cuore operativo della scuola. Ad essi si collegano le case editrici e i produttori di materiale didattico per lasciare in visione i loro prodotti. Gli insegnanti vi si recano per visionare i testi da adottare, i sussidi disponibili, scegliere quelli più efficaci, farsi addestrare all’uso di determinate apparecchiature o per produrre in proprio sussidi e dispense.

    E i suggerimenti degli studiosi di tecnologia dell’educazione trovano accoglimento, almeno a livello di dibattito, nel mondo della nostra scuola media? Non mi risulta.

    Sin dall’Aprile 1970, nel seminario internazionale di Leida, esperti internazionali di didattica, dopo aver constatato che gli sforzi di diversi paesi  quali l’incremento di spesa per laboratori e strumenti didattici, la riduzione del numero degli alunni per classe, l’introduzione di alcune metodologie innovative, non avevano comportato miglioramenti apprezzabili al rendimento dell’attività didattica, convennero che la via da seguire era quella della costruzione di corsi di studio prefabbricati  a cura di equipe di esperti fatti di materiale stampato, video , audio e continue verifiche.

   Passare dall’insegnante che crea il suo modo di gestire l’insegnamento di una disciplina, all’insegnante che guida e integra un processo didattico accuratamente predisposto da esperti.

   Esistono corsi di studio preparati secondo la tecnologia dell’educazione in uso in molte parti del mondo che hanno dato ottimi risultati, ma lo loro diffusione è condizionata dall’alto costo di produzione che è sostenibile solo nei paesi dove le autorità scolastiche, dopo averne validata l’efficacia, possono imporre la loro adozione ad un gran numero di scuole. Da noi non sarebbe possibile e oltretutto cozzerebbe contro il malinteso concetto di libertà di insegnamento.

   Esempi noti di corsi prefabbricati sono quelli adottati dalle scuole di lingue inglese che, nel giro di qualche anno, riescono a produrre risultati superiori a quelli di 13 anni di scuola.Clamoroso è anche il caso del metodo Singapore per la matematica, la cui adozione ha portato gli studenti di tale paese ad essere i primi al mondo.

  Non dico che la cosa risolverebbe i nostri problemi, ma almeno nel triennio finale delle scuole medie superiori, quando gli alunni si avvicinano alla maggiore età, potrebbe essere di grande aiuto indirizzarli, con l’ausilio di questi corsi, verso un apprendimento più indipendente e responsabile. Se ne potrebbe almeno parlare.      

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