Nei paesi di lingua inglese si sperimenta, si discute e si pubblicano lavori sui vantaggi e svantaggi del team teaching, ritenendolo un innovativo e più efficace metodo di lavoro per insegnare. In questo articolo si cerca di affrontare l’argomento, cercando di mettere in evidenza  come sia possibile superare i principali limiti  propri dell’attuale organizzazione del lavoro dei docenti, allo scopo di accrescere la produttività del loro impegno.

      Organizzare  i docenti in team orizzontali omnidisciplinari potrebbe davvero aiutarli ad ottenere risultati migliori? Noi di italdocet riteniamo che vi sono ampi margini per rendere più efficaci gli sforzi  di migliaia di insegnanti. Proviamo a spiegare il perché, cercando, nei limiti del possibile, di utilizzare un linguaggio  accessibile anche ai non addetti ai lavori.

      Collegandoci al precedente articolo “scuola improduttiva” (www.edizioni-italdocet-com), ipotizziamo che sei insegnanti e un loro coordinatore debbano curare la preparazione di circa 100/110 alunni della stessa classe,  in tutto il piano di studi stabilito dalle autorità scolastiche. Questo gruppo di lavoro diventa un modulo operativo indipendente e potrà organizzare la propria attività senza interferire con altri gruppi di lavoro. Verrebbero così superati i limiti che molti esperti di scuola oggi lamentano e cioè:

 1-I problemi derivanti dalla rigidità organizzativa degli istituti

2-I problemi dovuti alla rigidità dell’orario settimaale delle lezioni

3-I problemi dovuti alla rigidità del raggruppamento degli  alunni in classi stabili precostituite

4-Il problema dell’isolamento professionale degli insegnanti chiusi nella gabbia della loro disciplina

5-Il problema della ingiusta parità di trattamento economico degli insegnanti a fronte di differenti carichi di   lavoro e di esperienza professionale

      Se l’organizzazione di una scuola si concretizza in un certo numero di team, ognuno composto da sette insegnanti delle varie discipline di cui uno con funzioni di leader, cadono tutte le rigidità organizzative sopraelencate:

      Viene eliminato il problema della formazione e  assegnazione delle classi e dell’ elaborazione dell’orario unico , che a volte ritarda la partenza dell’attività didattica di otre un mese.  Ogni team potrà organizzare il suo lavoro e il suo orario senza interferire con l’attività degli altri team ed essere pienamente operativo sin dal primo giorno di scuola.

     Ogni team potrà variare l’orario settimanale delle lezioni, adattandolo agli obiettivi periodicamente stabiliti. Si potrà dare maggiore spazio ad alcune discipline in certi periodi  e consentire che esercitazioni e compiti possano essere svolti  in quattro/cinque ore, senza doverli interrompere e riprenderli successivamente.

     Cade il concetto di classe come lo conosciamo, in quanto saranno possibili raggruppamenti flessibili di alunni. Si potranno tenere tutti i 100/110 alunni insieme per alcune attività, come compiti scritti, visione di audiovisivi, alcune lezioni frontali, così come si potrà dedicare maggiore attenzione a piccoli gruppi  in difficoltà  o a gruppi in  grado di affrontare maggiori approfondimenti.

      Viene superato l’isolamento professionale dei docenti, oggi  chiusi nella gabbia della loro disciplina. Poiché il team deve farsi carico dell’insegnamento di tutto quanto previsto nel piano di studio (che dovrebbe subire qualche adattamento), è costretto ad allargare la visione al processo didattico complessivo. Non esiste nessun impedimento a che un insegnante di matematica aiuti quello di informatica  o di scienze, che un insegnante di inglese lavori collegato con quello di altra disciplina,che un insegnante di filosofia collabori con quello di lettere, basta volerlo.  I componenti dei team orizzontali, dovendo svolgere i programmi di una sola classe, hanno tutto il tempo per la ricerca della metodologia didattica più opportuna e la realizzazione di attività interdisciplinari. Inoltre, dovendo operare sotto la direzione del  loro leader  ed a contatto diretto e continuo con gli altri colleghi, vengono stimolati a migliorare la qualità delle loro prestazioni.

     Viene anche superato il problema della diversità di carico di lavoro tra insegnanti. Attualmente vi sono  insegnanti  di materie scritte con tre ore settimanali per classe, che insegnando in sei classi di diverso livello, devono preparare  4/5 lezioni differenti, correggere i compiti di 150/180 alunni, interagire con altrettanti genitori e partecipare a sei consigli di classe, mentre altri con sei ore settimanali  di discipline senza prove scritte, insegnano in tre classi,interagiscono con 80/90 alunni e altrettanti genitori e non hanno da correggere compiti scritti. Nei team orizzontali tutti gli insegnanti curano lo stesso numero di alunni, trattano il programma di una sola classe e collaborano in tutte le attività connesse al processo didattico complessivo, attività che  dovranno essere svolte tutte a scuola. Così come accade per le commissioni agli esami di stato.

       Vi è poi il vantaggio del riconoscimento alla professionalità degli insegnanti più anziani ed esperti, che avrebbero la possibilità di svolgere il ruolo di leader dei team. Anche il lavoro del dirigente scolastico  verrebbe facilitato dalla collaborazione dei capi team.

       Un altro problema che verrebbe risolto è quello del rapporto con le famiglie. Oggi i genitori hanno sporadici contatti con tutti gli insegnanti dei loro figli. Alcuni insegnanti, dovendo relazionare a 150/180 famiglie, si trovano spesso nell’imbarazzo di  conoscere poco o niente dei loro studenti. Per contro i componenti dei team, avendo una visione complessiva dell’andamento scolastico dei loro 100/110 alunni, potrebbero adottarne  17/18 a testa e relazionare molto più dettagliatamente con i loro genitori.

       Naturalmente non mancano i problemi che bisognerebbe affrontare per realizzare il modello operativo presentato quali: addestrare i docenti a lavorare in team; convincerli ad accettare la guida e le direttive di un leader; indurli a superare  il concetto di cattedra e di abilitazione all’insegnamento di una specifica disciplina, aprendosi alla conoscenza delle altre discipline o almeno di quelle affini alla propria.

        Queste sono solo alcune delle  difficoltà che si dovrebbero superare, ma mi fermo per non appesantire ulteriormente il discorso.  Spero però di essere riuscito a dare un’idea della portata innovativa dell’insegnamento per team omnidisciplinari, della sua potenzialità a stimolare la creatività dei docenti, di rendere più produttivo il loro lavoro e più razionale il processo didattico delle nostre scuole medie.

        E i problemi economici? Così come ipotizzati i team non comporterebbero incremento di costi, anzi potrebbero consentire delle economie da utilizzare per migliorare le retribuzioni dei docenti. Infatti ogni team di sette docenti  potrebbe curare la preparazione di gruppi di 119 alunni, con un rapporto di 17 alunni per docente. Ma col superamento del concetto di classe, gli alunni affidati ad un team, tutti dello stesso livello, possono essere raggruppati in vario modo e per alcune attività  formare un gruppo unico. Si aprirebbero così nuove prospettive sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista economico.

2 Risposte a “UNA SCUOLA ORGANIZZATA PER TEAM OMNIDISCIPLINARI”

  1. Potrebbe essere interessante e stimolante, ma l’Italia non è come i paesi anglosassoni, nel bene e nel male. Per esempio, l’idea stessa di team non funziona molto bene: il consiglio di classe in fondo è un team, ma difficilmente funziona come squadra e con impostazione interdisciplinare, come dovrebbe essere. Purtroppo, nonostante sia stato istituito ormai da decenni, vedo che continuano i personalismi e la scarsa volontà di collaborare (soprattutto qui al sud, devo ammettere). Perciò temo molto il concetto di leader del team: qui potrebbe essere inteso in modo persino tirannico (basta vedere cosa fanno molti dirigenti da quando gli hanno dato un po’ di potere, invece di essere leader positivi ed esemplari). Inoltre questa impostazione necessiterebbe comunque di un processo di formazione e aggiornamento (non tanto su tematiche culturali quanto metodologiche e anche psicosociologiche), che è la principale cosa che non funziona in Italia. Non sto distruggendo tutto il nostro sistema, anzi, ho una grande fiducia nelle capacità dei docenti italiani e anche nel sistema scolastico che era uno dei migliori del mondo, ma è chiaro che i tempi cambiano e bisogna stare al passo. È una buona idea l’intercambiabilità di studenti e il momento “comunitario” in certi casi, cosa che già facciamo per vedere film o altre attività simili, non lo farei mai, però, per lezioni frontali, comunque è bene che non scompaia il gruppo classe con i suoi meccanismi sociali e soprattutto con la possibilità di conoscere bene gli alunni ed intervenire in maniera personalizzata, una tipicità irrinunciabile della scuola italiana dovuta anche a situazioni sociali particolari. Insomma, ogni paese è diverso e ha bisogno del suo sistema educativo e infatti il nostro è stato sempre eclettico: io vedo che qui funziona l’insegnamento personalizzato, come guida, il rapporto diretto ed empatico fra docenti e alunni, la collaborazione fra loro quando è possibile, e anche adesso che lavoriamo a distanza queste caratteristiche ci stanno salvando.
    Grazie per questo articolo, sarà interessante seguire i progressi di questa sperimentazione.

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