Periodicamente vengono resi noti i risultati delle valutazioni scolastiche nazionali (prove INVALSI) e internazionali (prove OCSE PISA)  e sistematicamente veniamo a conoscenza che i nostri studenti delle scuole medie inferiori e superiori non ottengono risultati soddisfacenti.

     E’ il caso di precisare che queste valutazioni vengono fatte sul grado di apprendimento della lingua madre, della matematica e delle scienze, materie alle quali viene dedicato maggior tempo ed impegno. Che cosa accadrebbe se l’indagine venisse fatta sulla conoscenza  di  storia, geografia, economia o nelle altre discipline?  I risultati sarebbero disastrosi. Si avrebbe l’esatta misura della scarsa produttività del nostro sistema di insegnamento.

      Di fronte a questi risultati deludenti, quale è stata la reazione degli uomini di scuola,delle autorità e della stampa ? Se ne è parlato poco o niente. Nessuno si è azzardato  a mettere in discussione o ad avanzare qualche critica al nostro sistema di insegnamento. Proviamo a farlo noi di “edizioni italdocet”, sconosciuta gente di scuola, animati da volontà costruttiva e amore per l’arte di insegnare.

     Nel precedente articolo “l’arte di arrangiarsi a scuola” abbiamo parlato del fenomeno dell’ overdose didattica e dei guasti che essa genera, in questo parliamo dell’isolamento professionale dei docenti, delle modalità del loro impiego  che, secondo noi, è la causa principale che riduce significativamente la produttività del loro lavoro.

     I’attuale sistema  prevede che nelle aule si susseguono quotidianamente   tre, quattro, a volte cinque  insegnanti, senza che ognuno sia a conoscenza del lavoro fatto  da chi lo ha preceduto  ne di quello che faranno  quelli che lo seguiranno.

      Ogni docente viene inserito in  più gruppi di lavoro. Infatti un docente con tre ore settimanali per classe opera in sei classi   e fa parte di sei consigli di classe  con contatti sporadici e quindi si trova  ad operare nel più assoluto isolamento professionale.

       Quello nostro però non è l’unico modo di organizzare l’attività didattica. Il lavoro per team, ormai affermato e universalmente ritenuto più produttivo, non trova accesso nel mondo della scuola ufficiale, eppure  Il cuore del problema consiste nel  trasformare l’insegnante che opera in tanti gruppi di lavoro con contatti episodici, in un insegnante che opera in un unico team con contatti continui. 

      L’insegnamento per team, è la metodologia organizzativa che potrebbe aprire strade nuove, coinvolgere migliaia di intelligenze in un processo di razionalizzazione e di ammodernamento della attività didattica e accrescerne sensibilmente la produttività.

     Vi sono diversi modi di comporre e organizzare i team didattici, ma in questa sede ci limitiamo ad analizzare sommariamente i   team omnidisciplinari orizzontali.

      Un team omnidisciplinare orizzontale è formato da un gruppo di insegnanti in grado di curare tutte le discipline previste per gli alunni  di una determinata classe ed opera sotto la guida di un capo  con poteri di direzione e coordinamento dei suoi lavori.

      Ad esempio un team di sei docenti ed un leader( presidente) che si occupa  della preparazione complessiva di 100 alunni di prima classe di una scuola media superiore.

     Se immaginiamo un istituto con 5 corsi  completi, cioè con 20 classi di 25 alunni in media, lo troveremmo organizzato in cinque team: uno per le prime, uno per le seconde, uno per le terze, uno per le quarte ed uno per le quinte.    

     La configurazione organizzativa dell’istituto verrebbe enormemente semplificata in quanto verrebbe scomposta in cinque moduli indipendenti l’uno dalla’altro. Ogni team potrebbe farsi il suo orario, adattarlo in base alle esigenze didattiche, programmare stage e visite d istruzione senza disturbare l’attività degli altri team.

     Anche l’attività didattica verrebbe drasticamente  semplificata in quanto ogni team si troverebbe ad operare con un centinaio di alunni tutti della stesso livello e quindi a trattare ed approfondire i programmi di una sola classe. I docenti non dovendo più preparare le lezioni per varie classi, avrebbero la possibilità di concentrarsi su un unico programma  e di aprirsi ai programmi delle altre discipline al fine di mettere in pratica la tanto invocata interdisciplinarietà.

      L’appartenenza ad un unico gruppo di lavoro, il  dover operare sotto la direzione e il coordinamento di un leader porterebbe ad avere una visione complessiva del processo didattico da realizzare e alla sua razionalizzazione.

       Il team teaching  non è oggetto di analisi e di discussione nel mondo  accademico ufficiale. Spetta quindi alla società civile, insegnanti, famiglie, studenti prossimi alla maggiore età, di rendersi conto che quello che conosciamo non è l’unico modo  di organizzare l’attività didattica.

        Nel prossimo articolo, spiegheremo meglio modalità organizzative e vantaggi  dell’insegnamento per team. Intanto ci permettiamo di consigliare, a chi volesse approfondire l’argomento,  il testo ”Odio la scuola” edizioni italdocet.

Una risposta a “SCUOLA IMPRODUTTIVA”

  1. Sono perfettamente d’accordo sulla necessità dell’interdisciplinarietà e comunque di cambiamenti profondi che rendano efficiente la nostra scuola. Purtroppo noi docenti siamo vittime di un sistema politico a cui non interessa realmente la cultura dei giovani (o forse addirittura la teme) e che non vuole investire sulla scuola. Siamo una categoria di lavoratori sfruttata e umiliata dall’alto, dal basso e intorno: dal governo, dai dirigenti, da alunni e genitori, e in questo degradante e denigrante isolamento è ben difficile riuscire ad ottenere risultati. Non credo ci sia un’altra categoria di lavoratori che presta servizio tante ore gratuitamente come noi: ore e ore di lavoro a casa, a scuola e fuori, per accompagnare gli alunni a visite e gite, senza un centesimo di retribuzione e a nostro rischio e pericolo (tutti sanno quanto sia importante che gli alunni vedano il mondo, ma anche quanto siano sempre meno consapevoli delle conseguenze delle loro azioni). Anche un’eventuale impostazione interdisciplinare è ostacolata dalla mancanza di ore riconosciute per il lavoro in team, che già di per sé è una cosa complessa.
    Non sono invece molto d’accordo con l’organizzazione per classi: ho lavorato in una scuola (all’estero) che era organizzata più o meno così e il cambiamento di docente ogni anno, per quanto lì il lavoro in squadra funzionasse abbastanza bene, era piuttosto disorientante per i ragazzi e faceva perdere tempo ogni anno. Inoltre credo che mi annoierei a insegnare sempre nello stesso anno, anche se non si può dire che gli alunni dello stesso anno abbiano effettivamente la stessa preparazione… e poi chi dovrebbe decidere l’assegnazione? Certo, ogni soluzione è complicata senza una buona strutturazione dall’alto e, sopratutto, senza alcuna risorsa economica: resta sempre tutto affidato alla nostra buona volontà, esperienza e preparazione, che non mi pare scarseggino in Italia (il problema non è affatto la formazione e l’aggiornamento, come si vuole far credere).

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