La riconosciuta abilità dei nostri connazionali nell’arte di arrangiarsi per uscire da situazioni critiche,si comincia ad apprendere nei banchi di scuola.
E’ questo l’assunto che si sostiene in questo articolo e su cui si vuole, con quanti lo vorranno, aprire un confronto di opinioni sull’argomento.
Chi potrebbe affermare di non essere mai ricorso a sotterfugi per sopravvivere nei banchi di scuola?
Ecco un elenco , assai incompleto, di trucchi e furbizie a cui ,chi più e chi meno, abbiamo fatto e facciamo ricorso durante la nostra carriera scolastica:

-non andare a scuola o entrare alla seconda ora, per evitare compiti o interrogazioni a cui non ci sentiamo preparati;

-intuire l’argomento del prossimo tema in classe per poterlo preparare a casa , magari con qualche aiuto, e quindi copiarlo;

-arrivare forniti di foglietti, parti di libro, col telefonino nascosto, per aiutarsi nello svolgimento di compiti;

-farsi aiutare o addirittura farsi fare i compiti per casa da familiari o da insegnanti ;

-copiare in classe da qualche compagno i compiti che non si è riusciti a fare a casa;

-stabilire intese con il compagno di banco consistenti nel fare ognuno parte dei compiti e scambiarsele;

-cercare di capire quando si dovrà essere interrogati in una data materia per concentrare su di essa i nostri sforzi, trascurando le altre;

-rispondere sempre di si agli insegnanti che chiedevano se avevamo capito, anche se, di tutto quello che era stato spiegato nel corso della giornata, non era rimasto che una debole traccia;

Chi potrebbe affermare di non conoscerli e di non averne mai fatto uso?

Sarebbe interessante ed utile domandarsi : è un’innata tendenza che spinge gli studenti a ricorrere a questi sotterfugi o è il meccanismo di somministrazione dell’attività didattica a costringerli a ricorrere ad essi? E comunque quanto educativo è tutto questo?
L’opinione di chi scrive è che il sistema di insegnamento della nostra scuola media inferiore e superiore si propone degli obbiettivi velleitari e irraggiungibili.
I programmi da svolgere ed il numero delle discipline da insegnare sono eccessivi rispetto al tempo a disposizione, con la conseguenza che si determina un fenomeno di OVERDOSE sia di quanto viene detto e fatto nelle aule sia di quanto viene chiesto di fare a casa.
Chi si è mai soffermato a valutare se la quantità complessiva dei concetti che vengono trasmessi nel corso di una mattinata di scuola possono essere ragionevolmente assimilati e ricordati da uno studente di medie capacità? Chi si è mai interessato di calcolare il tempo necessario per svolgere i compiti assegnati per casa?
Nessuno si accorge che la maggior parte di quello che viene trasmesso nelle aule viene solo parzialmente ricevuto, spesso non compreso o, nella migliore delle ipotesi, viene ricevuto e compreso ma non memorizzato e tanto meno interiorizzato, e ciò perché viene trasmesso troppo o principalmente per questo motivo.
Pochi uomini di scuola si sono soffermati a riflettere sul danno che arreca alle menti in corso di formazione l’eccessiva quantità di concetti trasmessi e il mancato rispetto dei tempi necessari alla loro assimilazione, fenomeno qui chiamato overdose didattica.
Quando uno studente avverte di non riuscire ad assimilare o addirittura a ricordare nemmeno quello che gli è stato spiegato, egli comincia a dubitare delle sue capacità, entra in crisi, si scoraggia poi si rassegna e cerca di sopravvivere-
Accade così che gli studenti più intuitivi e pronti imparano sui banchi di scuola quell’arte di arrangiarsi che li accompagnerà per il resto della loro vita.

Una risposta a “L’ARTE DI ARRANGIARSI A SCUOLA”

  1. In realtà tutti gli “uomini di scuola” ci stanno pensando, nell’editoria e nella pratica, con metodologie come la classe capovolta, l’apprendimento cooperativo ecc., con le indicazioni nazionali che mirano allo sviluppo delle competenze e non all’accumulo di conoscenze, con i compiti di realtà che dovrebbero rendere i ragazzi protagonisti del loro apprendimento ecc. Alla fine della scuola secondaria di I grado si rilascia la certificazione delle competenze, ben diversa dal semplice voto numerico. Purtroppo però quella di arrangiarsi e di ottenere un voto per salvarsi è un’abitudine troppo radicata e supportata anche da genitori e ministri che hanno annullato con un colpo di spugna le belle sperimentazioni che si facevano nella scuola italiana, sia per le metodologie che per le valutazioni. Aggiungo che probabilmente i ragazzi di oggi sono abituati a ottenere tutto facilmente (o sanno che così può essere) e si cullano nella loro pigrizia. Le faccio due esempi: l’altro giorno in una classe avevano una verifica, io ho detto a un ragazzo (con problemi) che l’avrei aiutato io, ma lui ha preferito scopiazzare dai compagni. Oggi in una prima media ho proposto un gioco, tipo gioco dell’oca per cui non dovevano mostrare di sapere niente, per far comprendere il feudalesimo: la maggior parte dei ragazzi ha accolto la proposta con entusiasmo e si sono divertiti (spero che serva), ma due di loro si sono rifiutati persino di sedersi insieme agli altri e di assistere. Io non posso pensare che ragazzi di 11 anni non abbiano più neanche voglia di giocare con i compagni e credo di aver tentato tutti i modi di stimolarli. Ma sicuramente alla fine o cercheranno di cavarsela arrangiandosi oppure smetteranno di frequentare. A tutto ciò sottostanno problemi sociali e familiari su cui noi docenti abbiamo scarsissime possibilità di intervenire, purtroppo.

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